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L’è el dì di Mort, alegher!

di Prospero (05/12/2007 - 11:22)


Che cos’è un maestro, in una prospettiva umanistica? È la persona che ci insegna a vedere. Non in quanto ci dona gli occhi. Ma perché ci educa all’esercizio critico, alla decostruzione, alla prospettiva e all’escussione. Un maestro non può che essere maestro di filologia, intesa come “arte che ci insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini, lasciando porte aperte, con dita e con occhi delicati” (Friedrich Nietzsche, Aurora). In questo senso, umanesimo e filologia vanno di pari passo. Ecco perché mi sembra giusto rendere omaggio qui a uno dei miei maestri, Dante Isella, scomparso il 3 dicembre scorso. A lui devo molto. Gli devo, soprattutto, la lezione di critica testuale con cui ho imparato a leggere i Mottetti di Montale, i quali gran parte hanno avuto nelle scelte più importanti della mia vita. Che la “subdola canzone” risuonante in Ade non intralci il cammino di Orfeo, adesso.

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